Archivio per maggio, 2013

Come già anticipato settimana scorsa, dopo aver affrontato il tema della maleducazione italiana di cui sono vittima i disabili, questa volta voglio dedicare la mia attenzione sul difficile tema (anche in questo caso tipicamente nostrano) dei falsi invalidi.
Cittadini che percepiscono una pensione dichiarando stati di inabilità fisica di varia natura, ovviamente mentendo in maniera spudorata, che in realtà stanno benissimo e che vivono totalmente a spese dello Stato o che, talvolta, incrementano tali indennizzi con introiti provenienti da qualche lavoro.
Condizione comune di tutte le regioni italiane, purtroppo, con una certa predominanza (secondo dati relativi a verifiche eseguite dalla guardia di finanza) per ciò che concerne le zone del sud Italia.
In base a recenti controlli nella regione Sicilia, ad esempio, pare che una pensione su tre risulti illegale, con l’agghiacciante risvolto legato al coinvolgimento di medici, funzionari e politici compiacenti che a suon di mazzette agevolano questo meccanismo diabolico ai danni di onesti cittadini.
Ventimila abusivi, dunque, che per la “modica” cifra di circa 5mila euro (dati dichiarati da “La Repubblica”) si sono assicurati i favori di “stimati professionisti”.
Tra i beneficiari di questo trattamento si riscontrano per lo più persone di basso ceto sociale, disoccupati, gente in cassa integrazione o mobilità e poveri, assistiti da loschi figuri spesso pregiudicati e provenienti da ambiti mafiosi, abili a confezionare un’invalidità “su misura” che possa garantir loro una buona entrata mensile.
Situazione sconvolgente ma non ai livelli della Campania, al primo non invidiabile posto di questa esecrabile classifica per regioni. Qui, i controlli delle fiamme gialle hanno rinvenuto oltre il 42% di pensioni illegali, mentre, secondo dati dell’Inps, sono oltre il 34% quelle che sono state revocate

falsi invalidi

Ormai è frequente imbattersi in articoli di quotidiani oppure nei servizi dei vari telegiornali in cui veniamo informati di questa pessima usanza, in cui ci viene raccontato di paraplegici che camminano tranquillamente e magari vanno a correre, di ciechi che guidano l’automobile e che vanno a fare la spesa, oppure di sordomuti che chiacchierano al tavolino di un bar o che ascoltano della musica alla radio.
Un reato grave, documentato spesso anche da riprese nascoste in cui i falsi invalidi vengono smascherati a loro insaputa, un insulto all’Italia intera ma in particolar modo a coloro che invalidi purtroppo lo sono veramente, che magari, pur avendone pieno diritto, una pensione per la loro condizione non riescono neanche ad ottenerla e che si ritrovano, dunque, a dover fare i conti con ulteriori difficoltà, anche di natura burocratica.
A proposito di filmati relativi a tale questione vi saluto con un video trasmesso qualche giorno fa da “Tgcom 24”, in cui si racconta di 5 falsi invalidi che si sono finti ciechi per ricevere la pensione.

Buona visione e buon week end!

Stefano Ristori

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/videodallarete/1003058/napoli-si-fingono-ciechi-per-la-pensione-arrestati-cinque-falsi-invalidi.shtml

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Nel mare infinito dei punti dolenti d’Italia non è inusuale incagliarsi in quelle che normalmente vengono definite barriere architettoniche, ovvero l’insieme degli ostacoli che determina un limite di mobilità per le persone disabili.
Quella del nostro Paese risulta essere tra le condizioni più critiche di tutto il continente, con difficoltà concrete ed episodi di reclusione “forzata” per quasi tre milioni di italiani, una cifra spaventosa che equivale al 20% di tutta la popolazione dell’Unione Europea, percentuale che comprende (oltre che persone con handicap) anche anziani e soggetti con problemi di peso.
A rendere la situazione più difficile si aggiunge inoltre la solita cattiva educazione italiana.
E’ piuttosto frequente imbattersi in circostanze in cui la trascuratezza ed il menefreghismo della gente complicano ulteriormente la già difficile condizione dei disabili, che si ritrovano quotidianamente a combattere battaglie personali nelle quali, purtroppo, risultano spesso sconfitti.

Disabili

L’esempio classico di questa inciviltà è quello relativo ai parcheggi dedicati ESCLUSIVAMENTE alle persone con handicap. A parte che a volte tali postazioni vengono collocate lungo marciapiedi alti e addirittura senza scivolo, creando ulteriori difficoltà a chi avrebbe diritto di usufruirne con maggior semplicità, ma aldilà di questo, la problematica più comune è legata all’utilizzo abusivo dei posteggi, occupati da automobilisti fuorilegge che non si curano di tali questioni e non pensano minimamente di poter arrecare danno ai disabili. Il paradosso sta nel fatto che l’unico scrupolo da cui possano venire toccati sia quello relativo ad un’eventuale multa che potrebbero ricevere nel caso in cui venissero beccati dai vigili, di certo non si preoccupano di altro!
Altra situazione sgradevole poi è quella degli automobilisti che fanno cattivo uso del contrassegno per disabili, pronti ad esibirlo anche quando disabili in macchina non ce ne sono! E’ capitato poi di chiedere spiegazioni ad alcuni di essi e di ricevere risposte (sincere?) tipo “mia madre è in carrozzina ma in questo momento è a casa” oppure “mio marito è portatore di handicap ma adesso vado a prenderlo a lavoro”. La cosa assurda poi è che le forze dell’ordine non si prendano minimamente la briga di verificare, almeno ogni tanto, se coloro che esibiscono tali tagliandi arancioni abbiano effettivamente un disabile in auto o meno!
Tanto per cambiare, solito andazzo e solita approssimazione, in stile tipicamente italiano…per non parlare poi dei disabili “presunti”…
Ma continuerò a scriverne tra sette giorni!

Ciao, a settimana prossima!

Stefano Ristori

Oggi voglio dedicare la mia attenzione ad uno dei più importanti valori di cui l’essere umano dovrebbe essere fornito sin dalla nascita, mi riferisco all’onestà. Una qualità dalla quale nessuno dovrebbe trascendere ma che spesso non ci appartiene o ci appartiene in parte, a seconda della situazione. Il meccanismo poi si complica ulteriormente quando l’onestà viene sminuita di considerazione e viene giudicata addirittura come una debolezza o come sintomo di poca furbizia. In pratica onesto=fesso!
Questa equazione, di natura tipica italiana, si materializza quando ci si ritrova con la possibilità di trarre beneficio da una particolare circostanza nella quale sarebbe più opportuno mantenere un atteggiamento eticamente corretto, nel rispetto totale per il prossimo. Il nostro problema è che la scelta , chissà perché, sembra debba ricadere sempre sull’alternativa a noi più congeniale, fregandocene della moralità e della possibilità che il nostro vantaggio possa rivelarsi un danno per un’altra persona. E peggio ancora, ne usciamo convinti di aver fatto una furbata, a discapito di qualcuno che magari deridiamo e giudichiamo come fesso perché si è invece comportato onestamente, non traendo lo stesso vantaggio.
Oppure siamo furbi quando freghiamo lo stato, le istituzioni. Riusciamo ad aggirare regolamenti e ci vantiamo se siamo riusciti a farla franca, in maniera disonesta ma scaltra.

tricolore_strappato_scappa[1]

E il povero fesso? Paga le tasse per il furbo che non le ha pagate, cerca lavoro umilmente mentre il furbo lo trova facendosi raccomandare, fa la fila al supermercato mentre il furbo guadagna posizioni in coda inventandosi qualche scusa, lotta per ottenere i propri diritti mentre il furbo è inerte perché tanto tutto gli è concesso, adempie da bravo cittadino ai propri doveri mentre il furbo persiste nell’essere inerte, anche perché tanto sa che troverà qualcun altro che adempirà a tali doveri al suo posto e così via…
Lo so, niente di nuovo direte voi, di certo non ho scoperto l’acqua calda, ma francamente provo vergogna come italiano quando all’estero ci dipingono purtroppo attraverso difetti che indubbiamente ci appartengono e che non ci fanno fare bella figura. Qualcuno penserà a luoghi comuni privi di fondamento, ma io sono della convinzione (e credo di averlo dimostrato anche in diversi post pubblicati nelle scorse settimane) che ogni luogo comune abbia comunque un fondo di verità e che non siano nati per sbaglio e per il solo gusto di criticare gratuitamente.
La critica, sia chiaro, è estesa anche a me stesso. Non giudico con la presunzione di ritenermi super partes, ma giudico con la consapevolezza delle mie mancanze e dei miei difetti, sia per quanto riguarda l’argomento di oggi, sia per diversi altri temi di cui ho già scritto e di cui scriverò in futuro.

Anche per stavolta è tutto, a settimana prossima!
Ciao!!!

Stefano Ristori

Siamo a Maggio. E come tradizione vuole questo mese viene identificato come quello della festa dei lavoratori, della festa della mamma, del definitivo sbocciare della primavera, delle giornate allungate e, come ulteriore consuetudine e conseguenza dell’arrivo perentorio della bella stagione, è anche considerato il mese più adatto per i matrimoni.
Si perché gli italiani pare adorino sposarsi in questo periodo, lo dimostra l’alto numero di richieste di prenotazione per chiese e ristoranti per il banchetto nuziale, effettuate solitamente almeno un anno prima del gran giorno.
Questo avviene un po’ in tutta Italia, la lotta per accaparrarsi una data disponibile in questo mese è serrata ed uguale in ogni regione. Quello che invece cambia, ed anche parecchio, sono le modalità tramite le quali viene gestito il giorno delle nozze e di tutti i preparativi di contorno, ed è per questo che anche in questo post mi viene spontaneo ritornare a fare delle distinzioni (sicuramente a livello generale e non entrando in casi specifici) tra come viene allestito un matrimonio al nord e come invece viene organizzato al sud.

Nel settentrione solitamente viene preparato in maniera più sobria, a volte quasi asettica, anche un po’ sciatta. Viene prediletta la sostanza alla forma, il giorno del matrimonio è quasi esclusivamente per gli sposi il momento in cui si celebra l’unione legale, e sempre meno quella religiosa (molto frequenti infatti i matrimoni celebrati con rito civile), tra due individui che si amano e che sperano di far fede a questo impegno il più a lungo possibile. Il ricevimento nuziale, sicuramente sempre prediletto dalle coppie italiane, sta accusando però al nord uno sgonfiamento di considerazione che diventa sempre maggiore nel corso degli anni, sia per motivi economici (gli effetti della crisi si accusano un po’ ovunque!), sia per un depauperamento di valori ed una visione del matrimonio molto più pragmatica e meno affine ai rituali ed alle tradizioni. Tanto è vero che alcune coppie decidono di limitare il ricevimento a pochi intimi, a volte esclusivamente a familiari stretti, a volte addirittura senza nemmeno quelli.

matrimonio all'italiana

Situazione decisamente diversa invece nel meridione. In questo caso la forma segue di pari passo la sostanza, a volte prendendo anche il sopravvento. Il matrimonio (quasi sempre religiosissimo) è l’occasione per eccellenza in cui risulta necessario far bella mostra agli occhi della gente. L’organizzazione viene gestita non solo dagli sposi, ma da tutta la famiglia al completo, che supervisiona in maniera puntuale qualunque minimo dettaglio. La cerimonia in chiesa è molto sentita ed organizzata a dovere, gli sposi in questo caso si giurano eterna unione e fedeltà davanti agli occhi commossi di numerosi parenti, amici, conoscenti o semplici curiosi.
Per non parlare poi del banchetto nuziale! Generalmente allestito in pompa magna, sia per quanto concerne la location, sia per l’enorme quantità di cibo che viene elargita per un lasso di tempo che può raggiungere parecchie ore di durata! In questo caso (in barba alla crisi!) capita di trovare famiglie che magari di solito tirano a campare alla bell’e meglio, ma che pur di non fare brutta figura con gli invitati arrivano addirittura ad indebitarsi, perché il pettegolezzo ed i commenti acidi della gente sono sempre in agguato e sempre difficili da accettare!

Comportamenti e valutazioni totalmente diverse dunque all’interno di un paese non tanto grande come il nostro, da cui è possibile indubbiamente attingere anche elementi positivi, ma dove credo che le componenti su cui riflettere siano molteplici, forse perché intrise di trascuratezza e distacco da un lato, di perbenismo e di incoscienza da un altro.
Forse un po’ di sano equilibrio, così come in molte altre situazioni della vita, sarebbe l’ingrediente migliore per amalgamare al meglio tutte le parti fondamentali per la buona riuscita di un matrimonio, prima, durante, e soprattutto dopo la cerimonia…o forse, meglio ancora, una genuina ed economica (si fa per dire!) convivenza, ma questo è un mio personalissimo giudizio!

Buon week end, buoni matrimoni (se vi sposate o se ne siete invitati) e appuntamento a venerdì prossimo!

Stefano Ristori

Il malcostume di cui voglio parlare oggi è sicuramente più divertente e molto meno deprecabile rispetto a tante altre nostre cattive abitudini analizzate nelle scorse settimane, anche perché in realtà non si tratta di un difetto vero e proprio, più che altro possiamo associarlo ad una sorta di “marchio di fabbrica” tramite il quale veniamo individuati e presi un po’ in giro nel resto del mondo.
Mi riferisco alla nostra più che riconosciuta abitudine del GESTICOLARE CON LE MANI.

Siamo forniti di un vero e proprio “patrimonio gestuale” che ci tramandiamo da generazioni, un linguaggio del corpo incentrato sui movimenti delle braccia che accompagnano perfettamente il suono delle nostre parole.
A questo proposito ritengo che calzi a pennello una citazione di un noto antropologo, Demond Morris, che in un suo libro del 1967 intitolato “La Scimmia Nuda” descriveva con una metafora tali movimenti: “Le mani sono per gli esseri umani ciò che la bacchetta è per un direttore d’orchestra”.
E quindi, quali direttori d’orchestra migliori di noi italiani?
Siamo i maestri di questa specialità, l’arte della comunicazione non verbale è per noi un sistema sicuro ed efficace per assicurarci che il nostro interlocutore possa ben intendere ciò che stiamo dicendo con la voce, soprattutto se stiamo dialogando con persone che non conoscono la nostra lingua. Probabilmente questo vezzo ha una natura risalente ad un’epoca antecedente all’unificazione dell’Italia, quando si parlava una lingua derivante dal latino che cozzava però con dei dialetti locali che variavano da una zona all’altra del territorio. Probabilmente quindi, è a causa di questa incomunicabilità vocale che è stata introdotta una comunicazione fatta di gesti, che, nonostante la poi avvenuta unificazione d’Italia e di conseguenza anche l’unificazione verbale, è comunque rimasta ben presente nel Paese e spesso utilizzata.
Forse questo modo di gesticolare, pur risultando simpatico ed originale, viene da noi sfruttato un po’ all’eccesso, siamo talmente avvezzi a questo modo di fare che di frequente muoviamo le mani quasi involontariamente, anche comunicando tra di noi o comunque con persone che non necessitano di intuire dai nostri gesti ciò che non comprendono dalle nostre parole. E comunque il gesticolare, in alcuni casi, viene anche utilizzato per scarsità di vocabolario, cioè in situazioni in cui non sappiamo usare termini appropriati a ciò che vogliamo comunicare, e a quel punto introduciamo dei gesti con i quali possiamo sostituire quello che non riusciamo a dire con le parole.
Nelle altre nazioni veniamo molto presi in giro per questa abitudine, siamo catalogati come quelli che gestiscono le proprie conversazioni basandosi principalmente sui toni alti della voce e sul gesticolare, tanto da venire descritti in maniera forzata e caricaturale anche in molti film e serie televisive estere.
A tal proposito, vi saluto allegandovi questo filmato trovato su “Youtube” , un simpatico video in cui vengono spiegati alcuni dei nostri gesti più frequenti e più conosciuti nel mondo.
Buona visione e appuntamento a venerdì prossimo!

Ciao!

Stefano Ristori