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Ed eccomi anche oggi a parlare di un’altra nota dolente del nostro Paese, un grosso limite che ci condiziona nei rapporti interpersonali, in un periodo in cui la forte globalizzazione sta caratterizzando, soprattutto qui in Europa, un importante processo di metamorfosi a livello politico, sociale ed economico di molte nazioni, Italia compresa.
Mi riferisco alla comunicazione e nello specifico a quella verbale, con la lingua inglese che dovrebbe essere conosciuta ed utilizzata in maniera quantomeno sufficiente per poter interagire con chiunque in ogni angolo (o quasi) del mondo.
Secondo una ricerca di EF (Educational First), organizzazione specializzata in vacanze-studio e corsi di lingua all’estero, in base ai risultati 2012 relativi ad un questionario girato a 54 paesi del mondo durante il triennio precedente, l’Italia si è piazzata tra le ultime posizioni dei paesi europei come conoscenza di questa lingua, seguita soltanto da Russia e Turchia.
Il punteggio per misurare il livello di preparazione è stato determinato attraverso un indice denominato EPI (English Proficiency Index).
Al primo posto della classifica risultano essere gli svedesi, con un EPI di 68,91, seguiti dai vicini della Danimarca con 67,96.
L’EPI italiano invece, raggiunge il misero punteggio di 54,01, ed anche in questo caso (così come con i libri letti, di cui ho scritto un paio di settimane fa) meno peggio le donne (55,72) rispetto agli uomini (52,16).
Un dato sconfortante, che rende gli italiani, ad esempio, meno competitivi nel mercato del lavoro, soprattutto in questo periodo per noi già alquanto difficile a livello economico.
Analizzando invece nel dettaglio i risultati all’interno dei nostri confini, la regione che si è meglio comportata è stata il Friuli Venezia Giulia (59,19), seguita da Lombardia (57,38) e Lazio (56,03).
Fanalino di coda è risultata essere la Calabria, con un EPI di 47,88.

english

Probabilmente, questo deriva da un approccio con la lingua inglese (e con le altre lingue in generale) che comincia in maniera tardiva rispetto a ciò che avviene in altre nazioni.
Soltanto da non molti anni a questa parte si è cercato di porre rimedio, introducendo l’insegnamento dell’inglese sin dalle scuole elementari, affiancato poi nel resto del percorso scolastico anche da altri idiomi (francese, tedesco, spagnolo, etc.).
Bisogna però ammettere che questa recente“corsa ai ripari” pare abbia dato dei frutti: i giovanissimi infatti si stanno allineando ai loro coetanei del resto d’Europa, con i nostri ragazzi al di sotto dei 20 anni che hanno raggiunto una dimestichezza con l’inglese migliore persino di francesi e spagnoli!
Le difficoltà restano prerogativa, dunque, dei più “anzianotti”, con gli over 40 che rimangono poco avvezzi all’impiego di questa lingua ma sempre molto propensi a sostituire il linguaggio verbale con quello dei gesti (lo sappiamo bene!), oppure ad azzardare qualche parola in un inglese improbabile condito da una serie di strafalcioni fonetici che, per lo meno, risultano essere involontariamente divertenti e che servono ogni tanto a strapparci qualche sorriso!

Non ci resta quindi che prendere esempio dai più giovani, metterci d’impegno e cominciare a studiare!
Del resto…non è mai troppo tardi!

Ok friends, bye! Have a nice week end!

Stefano Ristori