Posts contrassegnato dai tag ‘parcheggi’

Nel mare infinito dei punti dolenti d’Italia non è inusuale incagliarsi in quelle che normalmente vengono definite barriere architettoniche, ovvero l’insieme degli ostacoli che determina un limite di mobilità per le persone disabili.
Quella del nostro Paese risulta essere tra le condizioni più critiche di tutto il continente, con difficoltà concrete ed episodi di reclusione “forzata” per quasi tre milioni di italiani, una cifra spaventosa che equivale al 20% di tutta la popolazione dell’Unione Europea, percentuale che comprende (oltre che persone con handicap) anche anziani e soggetti con problemi di peso.
A rendere la situazione più difficile si aggiunge inoltre la solita cattiva educazione italiana.
E’ piuttosto frequente imbattersi in circostanze in cui la trascuratezza ed il menefreghismo della gente complicano ulteriormente la già difficile condizione dei disabili, che si ritrovano quotidianamente a combattere battaglie personali nelle quali, purtroppo, risultano spesso sconfitti.

Disabili

L’esempio classico di questa inciviltà è quello relativo ai parcheggi dedicati ESCLUSIVAMENTE alle persone con handicap. A parte che a volte tali postazioni vengono collocate lungo marciapiedi alti e addirittura senza scivolo, creando ulteriori difficoltà a chi avrebbe diritto di usufruirne con maggior semplicità, ma aldilà di questo, la problematica più comune è legata all’utilizzo abusivo dei posteggi, occupati da automobilisti fuorilegge che non si curano di tali questioni e non pensano minimamente di poter arrecare danno ai disabili. Il paradosso sta nel fatto che l’unico scrupolo da cui possano venire toccati sia quello relativo ad un’eventuale multa che potrebbero ricevere nel caso in cui venissero beccati dai vigili, di certo non si preoccupano di altro!
Altra situazione sgradevole poi è quella degli automobilisti che fanno cattivo uso del contrassegno per disabili, pronti ad esibirlo anche quando disabili in macchina non ce ne sono! E’ capitato poi di chiedere spiegazioni ad alcuni di essi e di ricevere risposte (sincere?) tipo “mia madre è in carrozzina ma in questo momento è a casa” oppure “mio marito è portatore di handicap ma adesso vado a prenderlo a lavoro”. La cosa assurda poi è che le forze dell’ordine non si prendano minimamente la briga di verificare, almeno ogni tanto, se coloro che esibiscono tali tagliandi arancioni abbiano effettivamente un disabile in auto o meno!
Tanto per cambiare, solito andazzo e solita approssimazione, in stile tipicamente italiano…per non parlare poi dei disabili “presunti”…
Ma continuerò a scriverne tra sette giorni!

Ciao, a settimana prossima!

Stefano Ristori

Annunci

Una categoria pullulante di cattive abitudini è sicuramente quella degli automobilisti.
In questo caso il campionario è davvero vasto, con comportamenti poco opportuni e maleducati che possono sfociare spesso anche in situazioni di serio pericolo per l’incolumità delle persone.
Una buona parte della spiegazione relativa a tali atteggiamenti irresponsabili è da ricondurre ad un codice della strada che spesso viene “interpretato” e non applicato correttamente dalle forze dell’ordine italiane. Se le pene ai trasgressori delle regole venissero comminate con intransigenza e con puntuale rispetto delle norme, probabilmente gli automobilisti manterrebbero una guida più responsabile.
Per il resto si deve tutto alla tipica “esuberanza” di casa nostra, che spesso porta l’italiano medio a sentirsi padrone unico della strada, a prescindere dalle regole e dalle interpretazioni.

Ciò si manifesta anche in quelle situazioni non propriamente regolamentate ma dove l’educazione ed il buon senso dovrebbero farci capire come sarebbe logico comportarsi…appunto dovrebbero…
Sto parlando nello specifico del momento del parcheggio, in cui è frequente ritrovarsi ad avere a che fare con persone che ritengono sia normale, ad esempio, lasciare la propria automobile in seconda fila con le quattro frecce accese (a volte nemmeno) per tempi imprecisati e creando disagio alla circolazione e magari ostruendo anche qualche automobilista lecitamente parcheggiato che vorrebbe abbandonare il proprio posto ma chiaramente non può. A quel punto scatta la classica “strombazzata” di clacson, che solitamente aumenta di durata in maniera direttamente proporzionale alla dilatazione dei tempi di attesa, e che finalmente termina quando il proprietario dell’auto in seconda fila se ne arriva (spesso) bello serafico come se nulla fosse successo.

Altra fastidiosa situazione è quella legata alla estenuante ricerca di un parcheggio libero lungo una strada, oppure all’interno di qualche supermercato o centro commerciale, in momenti in cui tale operazione diventa estremamente complicata causa elevata presenza di popolazione umana a passeggio in automobile.
Quante volte abbiamo girato a vuoto alla disperata ricerca di un posticino tutto per noi?
E quante volte (e qui mi riaggancio al tema “occupatori di posto abusivi alle casse” di settimana scorsa) abbiamo trovato in quel posticino una persona piazzata nel mezzo e con l’indice sollevato a farci segno di no, magari sfoggiando un’espressione fintamente dispiaciuta? Sicuramente diverse…
A volte magari abbiamo desistito e ce ne siamo andati, altre volte invece abbiamo tirato giù il finestrino e probabilmente la persona in questione ci ha detto “E’ occupato”…Certo, forse lo è per qualcuno che l’ha mollata dalla parte opposta del parcheggio per correre lì a tenerglielo vuoto, e che nel frattempo sta cercando di raggiungerlo con tutta calma, mentre noi, che con la nostra auto siamo proprio lì davanti, non possiamo posteggiare! Vi pare normale ed eticamente corretto?
Forse normale sì, purtroppo, visto che si tratta di un malcostume di molti, ma sicuramente a livello etico e morale ci sarebbe parecchio da discutere…
Pensate al delirio che si verificherebbe se tutti facessimo scendere dalla macchina i nostri passeggeri e li sguinzagliassimo, all’interno del parcheggio di un centro commerciale ad esempio, come cani da tartufo alla ricerca di un posto da occupare!

Bene, anzi male…anche per oggi concludo qui il mio sfogo.
Ricordandovi le parole di Renzo Arbore nella pubblicità di una birra in voga negli anni ottanta vi saluto e vi invito a rifletterci su… “meditate gente, meditate…”.

Ciao, a settimana prossima!

Stefano Ristori