Archivio per aprile, 2013

Noi italiani adoriamo la televisione.
Secondo recenti statistiche trascorriamo, in media, circa tre ore ogni giorno davanti alla tv, con una concentrazione ovviamente maggiore durante le ore serali ma con un incremento importante, avvenuto negli ultimi anni, anche nella fascia del mattino ed in quella pomeridiana.
Oltre che, quindi, esagerare con questo passatempo comune a molti, soprattutto quando si potrebbe trascorrere del tempo libero anche dedicandosi ad attività molto più stimolanti per il corpo e per la mente, non siamo più in grado di apprezzare programmi di qualità e magari con un’impronta più culturale, spostando invece la nostra attenzione e regalando punti share a trasmissioni in cui viene palesato il cattivo gusto, e che guadagnano ascolti a colpi di gossip di bassa lega, risse televisive ed esposizione di tronisti vari.
Mi riferisco alla cosiddetta TV SPAZZATURA.
E’ sconfortante vedere come da anni continuino a rimanere sulla cresta dell’onda programmi tipo “Uomini e Donne”, “Amici” (con la buona intenzione di base di valorizzare nuovi talenti ma con un esecrabile contorno fatto di litigi tra concorrenti, insegnanti e pubblico), “X-Factor” (vedi “Amici”), le varie trasmissioni della D’Urso (delle volte anche con utili puntate di denuncia, nelle quali però si trascende con una certa frequenza spettacolarizzando le tragedie e speculando sulle sofferenze degli altri), il “Grande Fratello” (una casa in cui rinchiudono solitamente esemplari di rara ignoranza, che parlano e fanno stupidate 24 ore su 24) e tutti quegli altri (di cui non sto ad elencare i titoli perché sono veramente una miriade) incentrati sui gossip, che amplificano immeritatamente la fama di perfetti signori nessuno, capaci soltanto di manifestare comportamenti discutibili e di cattivo esempio per chi li guarda in tv.
Penso, ad esempio, agli innumerevoli concorrenti dei reality (che fortunatamente stanno diminuendo) o ai protagonisti di “Uomini e Donne”, tutti personaggi che campeggiano in ogni canale televisivo e che prendono soldi a palate con le ospitate che gli vengono assicurate nelle discoteche italiane.
Ma il punto della questione non sta tanto nel momento di fama di cui godono certe figure (tra l’altro spremute ben bene dalla televisione per interessi economici e di ascolto), ma sta all’origine di questo fenomeno, del quale noi spettatori italiani siamo i principali colpevoli sprecando tempo, denaro e cervello per tutto questo sconfortante teatrino. Se non ci incollassimo davanti alla tv, se non buttassimo diversi euro in riviste di pettegolezzi, se non riempissimo i locali per vedere gente senza valore alcuno, probabilmente la qualità del nostro tempo libero sarebbe migliore.
Se imparassimo a guardare programmi che ci possano dare insegnamenti importanti, ci dedicassimo a coltivare passioni più sane e stimolanti, leggessimo più libri, frequentassimo di più i musei, spendessimo soldi nei locali e nei teatri per apprezzare artisti, attori, musicisti di vero talento che faticano a sfondare perché non sono conosciuti ma che lo meriterebbero, forse, contribuiremmo a migliorare innanzitutto noi stessi, ma di conseguenza anche la mentalità del nostro Paese, che già per altre ragioni continua a rimanere ferma al palo…
Diamoci una svegliata, apriamo la mente, sradichiamoci dal perverso gusto per il trash che diabolicamente ci ammalia!
C’è davvero un gran bisogno di respirare aria nuova, a 360° gradi, anche se il nostro immobilismo attuale sembra rendere tutto così utopico…
Rimaniamo speranzosi in attesa di ciò che il futuro avrà da riservarci, però, intanto, cerchiamo pure noi di dargli una mano!

Buon week end a tutti!

Stefano Ristori

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Questa volta ho deciso di scendere nel “trash” delle cattive abitudini degli italiani. E quale miglior categoria rappresenta il peggio del peggio, da questo punto di vista, se non quella dei tamarri? Un condensato di comportamenti pessimi, e talvolta ridicoli, che vediamo sprigionati davanti ai nostri occhi nella vita di tutti i giorni, in ogni regione, in ogni città, in ogni luogo.
Sono praticamente onnipresenti, tanto che in varie zone d’Italia hanno coniato, per meglio definirli, vocaboli originali e pittoreschi che rendono comunque bene l’idea (zarri, truzzi, coatti, tarri, zambri, cozzaloni, tasci, etc.)
Senza dubbio non passano inosservati. Sono l’emblema dell’esagerazione, risultano molto appariscenti perché adorano mettersi in mostra, convinti di essere “cool” e per questo ammirati dalla gente che li circonda. Un po’come brutti anatroccoli che allo specchio si vedono come cigni.
Sono eccessivi nel vestiario, nel modo di parlare, negli atteggiamenti, spesso rozzi e volgari, con i quali si interfacciano con le altre persone.
Si possono davvero trovare ovunque, anche se è più probabile imbattersi in qualcuno di loro in posti in cui si aggirano a flotte. Ad esempio li trovi spesso in discoteca (solitamente più è basso il livello del locale, più tamarri trovi), oppure anche in centro la domenica pomeriggio, mentre fanno le cosiddette “vasche” avanti e indietro per il corso, spesso nel tragicomico tentativo di rimorchiare qualche ragazza.
Ma il vero habitat naturale del tamarro D.O.C. è indubbiamente la sua automobile. Capisci subito infatti quando ce n’è uno nei dintorni, già da lontano, quando ne intuisci l’arrivo perché nell’aria si percepiscono “sonorità sincopate” che, inizialmente, avverti come se te le sentissi saltellare dentro in prossimità più o meno dello sterno,e che poi diventano, man mano che si avvicinano, sempre più martellanti, con quel tipico ritmo “unz unz” di musica house/techno o affini. Oppure (esiste una seconda variante musicale) li individui anche per sonorità in stile lamento di uno a cui hanno pestato i calli, che poi si riconducono a pezzi struggenti di qualche neomelodico tipo Nino D’Angelo o Gigi D’Alessio.
Ma mi soffermerei meglio sull’auto e sulla cura maniacale con cui la trattano…innanzitutto deve essere rigorosamente elaborata e tramutata in bolide da corsa, ribassata nell’assetto, piena zeppa di spoiler , cerchi in lega, carrozzeria dalle tinte vivaci versione giubbino catarifrangente, interni agghindati di tutto punto con (a volte) anche sedili rivestiti con tinte e tessuti improponibili e, per finire, qualsiasi tipo di oggetto penzolante dallo specchietto retrovisore che può essere talvolta di stampo religioso (crocifissi, rosari, etc.) oppure, al contrario, ricondursi alla blasfemia più assoluta (corna da diavolo, pupazzetti osceni, riproduzioni di vario genere di organi genitali, etc.). Esiste anche una casistica che comprende oggetti un po’ più neutri (dadi di spugna, peluche, etc.), l’importante è che comunque risultino pacchiani (per noi ovviamente) e ben visibili.

In chiusura però, qualche considerazione positiva sui tamarri è giusto farla. Nonostante la rozzezza, la volgarità, le automobili versione astronave di Star Trek, hanno l’incommensurabile merito di riuscire a strapparci un sorriso o addirittura una risata quando ne vediamo qualcuno dare completo sfoggio dei suoi comportamenti “stonati”. Quindi se dovessi pensare che per qualche strano evento non dovessimo più trovarne in giro, francamente ci rimarrei un po’ male e ne sentirei la mancanza…
E poi giudico favorevolmente la loro purezza, la spontaneità con cui affrontano la vita senza rifugiarsi dietro un’immagine probabilmente più “normale” ma sicuramente più ipocrita.
L’essere tamarro è uno status naturale, che fa parte del tuo Dna. O lo sei o non lo sei.
Rifacendomi ad una battuta di Totò posso dire senza dubbio che tamarri si nasce…però, in questo caso, fortunatamente io non lo nacqui!

Buon fine settimana a tutti, a venerdì prossimo!

Stefano Ristori

Come promesso settimana scorsa, continuiamo con l’analisi degli stereotipi comportamentali legati agli abitanti delle zone d’Italia. Dal nord proseguiamo il nostro viaggio raggiungendo i bellissimi luoghi del meridione, scoprendo usi e costumi dei cittadini originari di queste parti.
E’ quindi il caso di dire…BENVENUTI AL SUD!

Parto descrivendo i “terroni”, così definiti purtroppo in tono sprezzante (ma che fortunatamente negli ultimi decenni si è ammorbidito assumendo una connotazione quasi più ironica), scegliendo un loro pregio , associando il bel clima e il caldo di quelle regioni alla solarità di cui sono naturali elargitori.
Il problema è che questa spontanea giovialità tende di frequente a tramutarsi in invadenza, con slanci di generosità che a volte oltrepassano la barriera della confidenza, creando fastidio e disagio in chi li riceve.
Il voler essere gentili a tutti i costi diventa dopo un po’ soffocante, e chi subisce tale atteggiamento si ritrova spesso nella fastidiosa situazione in cui ti tocca sopportare questa “esuberanza” per non risultare poi scortese.
L’invadenza è un eccesso di confidenza di cui si appropriano in maniera un po’ troppo leggera, forse sarebbe più opportuno essere gentili mantenendo però una sorta di “distanza di cortesia”, un po’ facendo simpaticamente riferimento a quella linea da non oltrepassare per la privacy che troviamo nelle farmacie ed in altri luoghi pubblici.
Altra prerogativa dell’italiano del sud è il facile pettegolezzo. L’immagine che personalmente possiedo di diversi paesini del meridione, in cui vedi per strada tante donne che chiacchierano sedute su una seggiola davanti alla porta di casa, spiega un po’ l’origine di questo malvezzo.
Ovvero l’osservare nelle vie i movimenti delle persone e dei vicini di casa, che risulta essere un ottimo metodo per controllare la vita degli altri con il fine poi di poter raccontare e commentare ciò che si è visto (spesso in maniera non totalmente corrispondente alla realtà).
Adesso questa “usanza” (soprattutto nelle città) si è trasferita all’interno delle mura domestiche…
Altra caratteristica dei meridionali è l’emissione acuta di ultrasuoni vocali, con aggiunta talvolta di inflessioni e folcloristiche espressioni dialettali.
Parlano a voce NON ALTA, DI PIU’!
Forse per abitudine, forse per un problema di udito che accomuna molti, fatto sta che questo avviene un po’ dappertutto, anche in quelle situazioni in cui sarebbe opportuno mantenere un tono di voce basso o meglio ancora, tacere del tutto.
E poi, per concludere, parlerei della loro puntualità. Mentre per l’italiano del nord si tratta di un vanto, a volte quasi un’ossessione, l’italiano del sud la considera con minor attenzione, “interpretandola” a proprio modo. Forse perché in generale la vita in meridione scorre in maniera più lenta, i ritmi non sono frenetici e forsennati come al settentrione e di conseguenza i tempi e gli orari fissati per gli appuntamenti si dilatano…eccome…
Per fortuna c’è da dire che dalle loro parti nessuno si arrabbia, prendono tutto con filosofia…

Bene, mi pare di aver fatto un riassunto più o meno completo degli iperbolici stereotipi che caratterizzano gli italiani del nord e del sud.
E quelli del centro, direte voi?
Beh, ritengo che non abbiamo peculiarità così “riconosciute” a livello nazionale, forse perché stando in mezzo risultano essere una sorta di commistione tra due mondi, per certi versi, molto diversi tra loro. Quindi, se invece conosceste o vi venisse in mente qualche stereotipo “esclusivo” degli abitanti del centro Italia, siete pregati di raccontarlo!

E’ tutto anche per stavolta,
buon week end, a venerdì!

Stefano Ristori

No, non si tratta di una recensione del film di Claudio Bisio e Alessandro Siani (successore del più fortunato “Benvenuti al Sud”) uscito nelle sale qualche mese fa, ho semplicemente voluto utilizzare lo stesso titolo perché, come accade nella pellicola, vorrei evidenziare gli stereotipi tipici con i quali solitamente vengono descritti gli abitanti di queste zone d’Italia. Sono luoghi comuni che più o meno conosciamo e che ci vengono evidenziati in maniera iperbolica, ma le esperienze di vita mi hanno portato a riflettere sul fatto che, sia per quanto riguarda i cittadini del nord, sia per quelli del sud, queste considerazioni sul modo di essere e sul modo di comportarsi non si discostino molto dalla realtà.
Partiamo da come vengono visti gli italiani del nord…

Spesso definiti “polentoni”, gli abitanti del settentrione, secondo uno stereotipo ben noto, si contraddistinguono per puzza sotto il naso, arroganza, atteggiamento di superiorità con cui si pongono sopra un piedistallo, dal quale guardano dall’alto verso il basso coloro che del settentrione non sono.
Dimostrano un certo controllo nelle manifestazioni di affetto (a volte addirittura freddezza), forse perché vivono con l’assillo di risultare inadeguati in qualunque situazione. Si tratta di un self control a volte giustificato, a volte mal gestito, soprattutto in un mondo dove i bei gesti ed i sorrisi aiuterebbero molto a stemperare le difficoltà della vita.
Sono più oculati nelle spese, spesso però sfociano nella tirchieria, non solo economica ma anche di sentimenti, non si prodigano granchè nell’aiutare il prossimo. Sicuramente la generosità non appartiene ai loro pregi.
Una dote importante invece delle persone del nord è la precisione, alla quale senz’altro bisogna abbinare la puntualità. Peccato però che a volte tali pregi si trasformino in pignoleria ed in una fastidiosa tendenza nel voler spaccare il capello in quattro, che rasenta quasi il patologico.
Rigidi e schematici, privi di fantasia, sicuramente organizzati ma poco propensi ad uscire dai margini, gestiscono la vita in maniera più ordinata ma insipida. Sono abitudinari, e di conseguenza carenti della capacità di sorprendere e di affrontare le difficoltà prendendo strade alternative. Il rischio non lo vedono di buon occhio, e forse questo è anche un pregio, ma a volte bisogna mettere in conto gli imprevisti e valutare delle alternative per uscire da situazioni difficili.
Questo gli abitanti del nord faticano a farlo. O seguono il proprio schema, o si perdono in un bicchier d’acqua.
Per concludere aggiungerei la tendenza all’eccessivo attaccamento al lavoro ed alla carriera, che spesso si ripercuote su valori importanti quali l’amore e la famiglia. Il cittadino settentrionale è operoso e costante nell’impegno, ma non utilizza allo stesso modo queste caratteristiche nei rapporti con le persone più care, forse perché anche frenato dalla riservatezza, dalla rigidità e dalla poca generosità nei sentimenti di cui parlavo prima.
Penso di aver riassunto a grandi linee l’immagine dell’italiano del nord agli occhi degli abitanti delle altre zone d’Italia. Sappiamo benissimo che le cose poi non stanno esattamente così e che le persone vanno giudicate individualmente però, come dicevo all’inizio, secondo me in ogni stereotipo c’è un fondo di verità quindi, abitanti del nord, fatevi comunque un esamino di coscienza!

Non sentitevi invece esenti da critiche anche voi, cari abitanti del sud Italia!Anzi, cominciate a
tremare perché settimana prossima…è il vostro turno!

Ciao a tutti, a venerdì!

Stefano Ristori